Un bosco abbandonato, fragile e più vulnerabile
Negli ultimi cinquant’anni, l’abbandono della gestione forestale tradizionale ha trasformato profondamente il paesaggio. La scomparsa del pascolo, la riduzione dell’uso familiare della legna e il passaggio della manodopera verso industria e terziario hanno lasciato il bosco senza cura.
Oggi si osservano:
- grandi quantità di legno schiantato e poco decomposto,
- accumuli di strame che alimentano incendi più intensi,
- suoli mineralizzati e poco permeabili,
- instabilità degli alberi, aggravata da vento, neve e insetti scolitidi,
- viabilità invasa dalla vegetazione e non più percorribile,
- impossibilità di utilizzare mezzi moderni nei lotti non accessibili.
La tempesta del 2020 e gli attacchi parassitari alle conifere fuori areale hanno ulteriormente compromesso la stabilità dei popolamenti forestali.
A questo si aggiunge un elemento ecologico cruciale: la rottura della catena trofica del pascolo. Senza animali al pascolo, il suolo ha perso i microrganismi che un tempo garantivano decomposizione, fertilità e controllo naturale del combustibile. Il bosco è diventato più denso, più fragile e più esposto ai dissesti.
Verso una nuova gestione consapevole
Il Piano di Gestione dell’ASFO prevede di approfondire, nei prossimi anni, diversi aspetti chiave:
- mappatura dei fabbricati e delle infrastrutture storiche legate alla gestione del bosco;
- studio delle pratiche agronomiche e pastorali tradizionali;
- recupero di tecniche storiche sostenibili, come l’uso degli animali per l’esbosco;
- valorizzazione delle micro‑filiere locali legate al legno e ai prodotti del bosco.
L’obiettivo è duplice: ridurre la vulnerabilità ecologica e ricostruire un rapporto vivo tra comunità e territorio, riportando nel bosco forme di gestione attiva, sostenibile e radicata nella storia locale.