Selvicoltura oggi

Last updated: 29 Gen 2026

Un bosco abbandonato, fragile e più vulnerabile

Negli ultimi cinquant’anni, l’abbandono della gestione forestale tradizionale ha trasformato profondamente il paesaggio. La scomparsa del pascolo, la riduzione dell’uso familiare della legna e il passaggio della manodopera verso industria e terziario hanno lasciato il bosco senza cura.

Oggi si osservano:

  • grandi quantità di legno schiantato e poco decomposto,
  • accumuli di strame che alimentano incendi più intensi,
  • suoli mineralizzati e poco permeabili,
  • instabilità degli alberi, aggravata da vento, neve e insetti scolitidi,
  • viabilità invasa dalla vegetazione e non più percorribile,
  • impossibilità di utilizzare mezzi moderni nei lotti non accessibili.

La tempesta del 2020 e gli attacchi parassitari alle conifere fuori areale hanno ulteriormente compromesso la stabilità dei popolamenti forestali.

A questo si aggiunge un elemento ecologico cruciale: la rottura della catena trofica del pascolo. Senza animali al pascolo, il suolo ha perso i microrganismi che un tempo garantivano decomposizione, fertilità e controllo naturale del combustibile. Il bosco è diventato più denso, più fragile e più esposto ai dissesti.

Verso una nuova gestione consapevole

Il Piano di Gestione dell’ASFO prevede di approfondire, nei prossimi anni, diversi aspetti chiave:

  • mappatura dei fabbricati e delle infrastrutture storiche legate alla gestione del bosco;
  • studio delle pratiche agronomiche e pastorali tradizionali;
  • recupero di tecniche storiche sostenibili, come l’uso degli animali per l’esbosco;
  • valorizzazione delle micro‑filiere locali legate al legno e ai prodotti del bosco.

L’obiettivo è duplice: ridurre la vulnerabilità ecologica e ricostruire un rapporto vivo tra comunità e territorio, riportando nel bosco forme di gestione attiva, sostenibile e radicata nella storia locale.

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